Problema: esistono ancora valori non negoziabili per la destra?
16 AGO 20

Al direttore - Caro Cerasa, mentre si consumavano le ruberie al ministero delle Infrastrutture i sindacati dov’erano?
Vittorio Colavitto
Vittorio Colavitto
Al direttore - Nell’articolo di sabato 14 marzo “Perché il Ppe non sa più (o non può) difendere i valori non negoziabili” Maurizio Crippa si interrogava su cosa stesse capitando nel Ppe. La risposta non può che avere sue radici nella storia: nel 1976 (anno di fondazione del Ppe) la sua rappresentanza al Parlamento europeo si chiamava “Gruppo Democratico Cristiano”. Questa evidente marcatura valoriale/religiosa è andata con il tempo, l’adesione di nuovi paesi all’Ue e di nuovi partiti al Ppe, logorandosi. Dalla mia esperienza lavorativa nel Ppe è facile desumere che i partiti di centrodestra del nord Europa hanno poco a che fare con i valori e i princìpi che si ricercavano nell’articolo e spesso nei dibattiti politici e nelle sedi tecniche europee sono più efficaci, vuoi per una migliore padronanza linguistica, vuoi per una maggiore capacità di fare squadra. All’argomento, più che legittimo, di costruire un Ppe in Italia è anche necessario incidere nei valori e nelle priorità del principale partito europeo. Anche con un occhio al congresso del partito che ci sarà a Madrid nell’autunno di quest’anno.
Virgilio Falco
Virgilio Falco
Il tema è interessante e centrale in questa fase storica. Ma l’elemento di riflessione più importante credo sia questo: un tempo era il centrosinistra che inseguiva il centrodestra per rubare elettori ai suoi avversari; oggi è il centrodestra che insegue il centrosinistra per recuperare elettori. Il punto però è che l’inseguimento del centrosinistra al centrodestra è avvenuto sempre su valori negoziabili (l’economia). Oggi l’inseguimento del centrodestra avviene sui valori non negoziabili. Politicamente è comprensibile. Culturalmente ci sembra però un suicidio politico.
Al direttore - Come il Foglio riconosce, viviamo in un “paese ultrademocratico ove però, su molti temi, vige la tirannia del pensiero unico”. Il che equivale a una mezza (?) dittatura culturale del sinistro-pensiero. E allora, chiedo a voi tutti – piccola minoranza libera nel mare del giornalismo conformista – perché non usare anche l’aggettivo “comunista” (e suoi derivati linguistici) per ciò che si vuol censurare con la parola “fascista”? Ad esempio: “eco-comunismo” (o equivalenti) al posto di “fascio-ambientalismo” (vedi Mattia Ferraresi). Perché? Per rispetto dei nonni? W il Foglio e baci al caro Elefantino.
Giuseppe Giocali
Giuseppe Giocali
Osservazione intelligente. Ma con tutto il rispetto, dal punto di vista grammaticale le risponderei così: le conseguenze del fascismo le abbiamo viste, in Italia, quelle del comunismo per fortuna no. E il nostro linguaggio ovviamente non può che risentire anche di questo.
Al direttore - E’ una strana sensazione sentirsi sul collo il fiato del califfo di Bruxelles; in effetti direi alquanto interessato alle mie orecchie, o meglio alle mie capacità uditive, che a sentirlo vorrebbe salvaguardare, per il mio bene, o per il bene del sistema sanitario. Fuor di metafora racconto il fatto. In queste prime meravigliose serate di marzo, che prima di Pasqua sembra permanere in uno stato di grazia meteorologico, amo la sera ascoltare all’aperto, passeggiando tra le vetrine delle librerie della mia tranquilla città di Macerata, il primo atto della “Traviata”, oppure il secondo del “Trovatore”, o perché no il “Flauto magico” di Mozart una notte per intero, esperienza di totale soddisfazione, corredato di cuffie e di portatile per cd sempre assolutamente originali; le registrazioni Decca, quando ancora erano possibili in studio sono le migliori. Avendo rotto il mio portatile ho acquistato il prodotto più costoso di una delle migliori marche. Lo provo con curiosità e al massimo del volume 9, normalmente arrivava a 30, sento soltanto bisbigliare la sinfonia della “Traviata” che è un pianissimo; sono esterrefatto che la storia continui anche con i martelli di Solti del Sigfrido di Wagner. Chieste spiegazioni al supermercato mi dicono che l’Unione europea per salvaguardare l’udito ha imposto un tale massimo volume. Il sorprendente è che nessuno sinora avesse protestato. La gioia di quegli ascolti notturni mi è preclusa perché il bisbiglio non rende affatto la bellezza dell’opera.
Giovanni Santachiara
Giovanni Santachiara
Al direttore - Sino a quando la Germania permetterà che lo spread resti così basso? I tedeschi si sono arricchiti alle spalle dei paesi europei che avendo un grosso debito pubblico mettevano sul mercato titoli di stato ad alto rendimento. Il giochino di questo paese era semplice, vendeva i loro titoli di stato con rendimenti molto bassi, e con il ricavato acquistavano titoli italiani, greci, spagnoli, portoghesi ecc. con rendimenti molto più alti, ricavando guadagni enormi. Ecco la ragione per cui i tedeschi continuano a sostenere a gran voce una politica di rigore e austerità, affinché i popoli europei non riemergano dalla crisi, così lei possa continuare a banchettare. Anche l’ iniziativa di Draghi di mettere sul mercato tanta liquidità, per far partire l’economia europea, non è ben vista dalla Germania, e certamente farà di tutto per fermarla.
Antonio De Iorgi
Antonio De Iorgi